L’APPARATO STOMATOGNATICO GIOCA UN RUOLO DI PRIMO PIANO NELLA REGOLAZIONE DELLA POSTURA CORPOREA

Il sistema stomatognatico funge sia da afferenza tramite i
recettori (occlusione, lingua e ATM per quanto riguarda la bocca,
propriocettori ed esterocettori cutanei e muscolo-tendinei) che da
efferenza sfruttando un’ ampia *capacità di adattamento*.

In particolare *è proprio la capacità di adattamento *del corpo a far
nascere il concetto di postura. Infatti essa altro non è che la
manifestazione visibile dell’adattamento continuo del corpo alle incessanti
informazioni che giungono dall’esterno (ambiente) e dall’interno
(funzionalità dei vari distretti corporei). L’obiettivo del sistema
posturale è mantenere il corpo al massimo della funzionalità minimo
dispendio energetico. Per fare questo il nostro “computer centrale”
riceve ininterrottamente informazioni dalla periferia sullo stato di salute
dei vari distretti, e mette in atto risposte per mantenere l’omeostasi.

Se sopraggiungono stimoli dannosi si mettono in atto meccanismi di compenso
ed autoriparazione che aumentano il dispendio energetico, ma il corpo puo’
continuare ugualmente a funzionare “ a pieno regime”. Se gli stimoli nocivi
sono molteplici e si prolungano nel tempo, la capacità di adattamento non
riesce piu’ a sopperire alle necessità, il dispendio energetico diventa
troppo elevato e alcuni distretti cedono, entrando in disfunzione (comparsa
di dolore e disturbi).

Dott.ssa Guaglio la prima ortodonzista ad interessarsi delle correlazioni
tra mandibola, tratto cervicale della colonna vertebrale da appoggio
plantare, che pongono in evidenza appunto la costanza di atteggiamenti
posturali specifici in conseguenza di posizioni mandibolari diverse da
quella ideale.

I muscoli sternocleidomastoideo e trapezio sono i primi muscoli mediatori
fra postura del sistema e apparato stomatognatico ed il resto del corpo,
perciò il disturbo funzionale di un settore determina scompensi ai settori
confinanti, che si trasmettono fino all’estremo della catena posturale,
provocando automatici compensi per ripristinare l’indispensabile equilibrio
del corpo.

La mandibola, costretta alla dislocazione per evitare i contatti occlusali
patologici, produce un faticoso accomodamento muscolare discendente lungo
il corpo, questo affaticamento nel tempo provoca un rimbalzo in senso
ascendente che genera un nuovo sforzo di accomodamento a tutta la
muscolatura masticatoria già dissestata. Se l’arcata dentaria mandibolare
non combacia perfettamente con quella del mascellare, ma è più indietro,
più avanti o spostata lateralmente anche di poco, stringendo i denti alcuni
di questi muscoli sono sempre tesi (ipertonia) ed altri sempre rilasciati
(ipotonici).

Questo squilibrio tra le loro tensioni è un grave problema perché si tratta
di muscoli forti e il serramento dei denti avviene di continuo, anche senza
rendersene conto; infatti l’ipotonia, da un lato, e l’ipertonia dall’altro,
si scaricano su una serie di altri muscoli del collo e della schiena, che
formando una catena muscolare interessano, cranio, colonna vertebrale,
bacino e arti, di conseguenza il corpo si “storce” tentando di compensare
lo squilibrio. A causa di questo scompenso, i muscoli agonisti ed
antagonisti lavorano in disarmonia inviando messaggi d’allarme al cervello,
che a sua volta mobilita altre strutture muscolari per correggere questi
squilibri bruciando altre energie; il corpo così squilibrato perde forza e
ha minor resa.

In qualsiasi caso occorre approcciare il paziente in maniera globale e
interrogare il sistema posturale per comprendere le dinamiche e le cause di
cio’ che il corpo ci mostra attraverso la sua struttura e la sua postura.

La componente adattativa e sovente reversibile in un primo tempo, ma si è
protratta a lungo si cronicizza e fissa, divenendo a sua volta causativa
dello squilibrio posturale. Una tensione può distribuirsi lungo una
concatenazione di muscoli solidali, passando da una catena all’altra
attraverso punti chiave solitamente situate ai poli di un’unità articolare.
Il cervello non ragiona in termini di contrazione muscolare isolata, ma
secondo schemi integrati di movimento, l’associazione di una catena
articolare con una muscolare costituisce un’unità di coordinazione le
catene governano la coordinazione del corpo sul piano antero-posteriore.

La perdita di tono di propriocettività di una catena comporterà la
variazione a opera di un’altra catena del sistema, darà Al corpo e alla
postura un’impronta caratteristica.

La posizione posturale mandibolare è in grado, grazie ai vari collegamenti
nervosi, di modificare l’attività elettrica dei muscoli cervicali e
paravertebrali. In posizione di massima intercuspidazione, nella quale i
recettori alveolari scaricano, si hanno notevoli variazioni dell’attività
elettrica dei Muscoli trapezi e dei muscoli paravertebrali fino a livello
della 4″ vertebra toracica. Durante i movimenti di retrusione si nota un
aumento dell’attività elettrica a livello della 7 vertebra toracica, e
durante i movimenti in lateralità si ha una variazione dell’attività
elettrica ai muscoli lombari I muscoli masticatori a loro
volta variano la loro attività elettromiografica in rapporto allo stato
funzionale dei muscoli posturali. La flessione anteriore del capo aumenta
l’attività dei muscoli masseteri e digastrici mentre la deflessione aumenta
l’attività dei temporali. Sperimentalmente colleghi francesi hanno
evidenziato una distonia oculo-motoria omolaterale ed un disturbo
dell’attività posturale ortostatica a seguito di una anestesia unilaterale
del trigemino nel suo ramo mandibolare. In successive sperimentazioni sono
state rilevate altre distonie oculo-motorie omo e contro laterali con
disturbi dell’attività tonica posturale(mediante registrazioni
statokinesimetriche ed esami dinamici, tipo test di Fukuda) dopo
stimolazione e quindi anestesia di denti. Sono state osservate modifiche
della postura del capo e del corpo e disturbi oculo motori in soggetti
affetti da bruxismo, serramento e disfunzioni miofacciali; i disturbi
variavano cambiare della posizione della mandibola.

Tutte le componenti dell’apparato stomatognatico devono integrarsi
perfettamente come le ruote di un ingranaggio, l’una sull’altra, per poter
avere una funzione diretta queste componenti contraggono tra loro una
relazione di tipo lineare che comporta che le parti abbiano tra loro una
relazione semplice e diretta, con una varia proporzionalità tra i fattori
che sommano la loro specificità per determinare le funzioni
stomatognatiche; sembrerebbe esserci un rapporto diretto tra forma e
funzione. “Non c’è funzione al di fuori dell’anatomia” Struttura e funzione
hanno un rapporto circolare e sistemico → non è la struttura che governa la
funzione né viceversa; sappiamo che questi 2 fattori sono in rapporto molto
intimo; La risultante di questi due fattori ci determina la postura e la
morfologia del corpo nel suo complesso.

Il sistema stomatognatico è composto dalle ossa mascellari e mandibolari
partecipa attivamente al mantenimento della corretta posizione del cranio
insieme ai muscoli flessori ed estensori del collo, ai muscoli sopra e
sotto ioidei, ai muscoli della masticazione e del cingolo scapolo-omerale.

L’80% dei pazienti con disfunzioni del sistema cranio-mandibolo-vertebrale
presenta infatti problemi di equilibrio. Occorre a tal proposito
considerare che le ossa temporali costituiscono il supporto osseo degli
organi vestibolari; un ipertono dei muscoli massetere,
sternocleidomastiodeo e del ventre posteriore del digastrico possono
contribuire a una controrotazione delle ossa stesse e quindi degli organi
vestibolari così che le informazioni posturali trasmesse diventano
incomprensibili al sistema tonico posturale (sistema dell’equilibrio) a
causa del loro scoordinamento

I denti possono intercuspidare perfettamente, ma se c’è un problema di
bilanciamento muscolare nella chiusura della bocca, la mandibola può
assumere una posizione leggermente o gravemente alterata quando i denti
entrano in contatto

In caso di malocclusione, intendendo qualsiasi condizioni occlusale
naturale o iatrogena che provochi un di scostamento dalla condizione
fisiologica, il sistema nervoso centrale è costretto ad attuare una nuova
strategia per permettere la funzionalità del sistema. A livello muscolare
cambierà la strategia di contrazione, alcuni muscoli si contrarranno più di
altri, sopportando un carico maggiore di lavoro punto passare del
tempo il muscolo contratto prevarranno i processi metabolici anaerobi con
produzione di acido lattico, a sua volta spasmo genico, fino alla comparsa
del dolore. Se non intervengono eventi risolutivi, il sistema nervoso
centrale attuerà una strategia di compenso, modificando il gioco muscolare
sovraccaricando altri muscoli perpetrarsi del circolo
vizioso….spasmo…… dolore…… compenso.

Variazioni della posizione mandibolare inducono variazioni nell’assetto
posturale.

E’ di particolara importanza fare una valutazione globale per determinare
quale sia in quel momento il problema causale, e approcciare in modo
multidisciplinare, per cui è imprescindibile il lavoro tra i vari
professionisti: odontoiatri, fisioterapista osteopata, posturologo,
otorino, logopedista, fisiatra, ortottista, ecc…